Immuni: l’app per tracciare i contagi da Coronavirus in Italia

L’ App Immuni è il primo vaccino per il Covid-19: cos’è, come funziona e dove trovarla

Si chiama “Immuni” l’app sviluppata dall’italiana Bending Spoons per iOS e Android che è stata prescelta dal Governo italiano per il contact tracing dei soggetti risultati positivi al coronavirus, nella “Fase 2” dell’emergenza covid-19.

Ma come mai il governo è arrivato a scegliere l’app Immuni? Come si potrà scaricare? Da quando sarà disponibile per il download? Quali sono le sue caratteristiche? Sarà rispettata la privacy degli utenti

Scopriamolo insieme in questo approfondimento.

Perchè è stata scelta l’app immuni?

La motivazione della scelta di Bending Spoons e dell’app Immuni da parte del Governo Italiano poggia su tre considerazioni ufficiali, ovvero:

  1. capacità di contribuire tempestivamente all’azione di contrasto del virus;
  2. conformità al modello europeo delineato dal Consorzio PEPP-PT (in effetti adottato in parte dall’app). Nota: da questo modello ora l’app si sta distaccando, andando incontro a quanto chiesto da Apple-Google, vedi sotto, con un modello più decentralizzato.
  3. garanzie per il rispetto della privacy.

Gli ultimi due aspetti sono inoltre degli importanti indizi sul fatto che Bending Spoons sia stata scelta anche perché ha escluso un’invasiva soluzione basata su GPS, non in linea con le linee guida europee sul rispetto della privacy.

Chi è Bending Spoon, gli sviluppatori dell’app Immuni

La scelta di Immuni come app per contact tracing è sembrata quella preferibile non solo perché rispettava le linee guida europee in fatto di privacy; ma anche per le caratteristiche dei soggetti che c’erano dietro.

Bending Spoon infatti è una pmi innovativa con 150 sviluppatori, fondata nel 2013, e di Milano. E’ considerato uno dei principali sviluppatori di app, con oltre 200 milioni di download complessivi, con un fatturato 2018 riportato di 45,5 milioni di euro. L’ Amministratore delegato degli sviluppatori dell’app Immuni è Luca Ferrari.

come funziona l'app immuni

Come scaricare l’app Immuni

L’app potrà essere scaricata dal play store Android e dall’Apple store per dispositivi iOS nella prima fase in cui verrà rilasciata.

Successivamente verrà anche diffusa su tutti quei dispositivi il cui sistema operativo non è ne Android ne iOS.

Il download di Immuni sarà obbligatorio?

Importante è sottolineare che il download dell’app avverrà su base volontaria e sarà gratuito: il ministero della Salute infatti ha escluso che ci possano essere forme di imposizione di download dell’ app Immuni, obbligandone l’uso per poter superare le limitazioni di mobilità della fase 2.

Più che di obblighi sarebbe più corretto parlare di possibili incentivi al download dell’app, per esempio la partecipazione a una lotteria ad hoc, ipotesi che sono tutt’oggi al vaglio del governo.

Quando sarà possibile scaricare l’app Immuni? E a partire da dove?

Il Governo ha precisato che l’app sarà inizialmente sperimentata in alcune regioni pilota per poi essere adottata a livello nazionale.

La data indicata più probabile affinchè il download di Immuni sia disponibile per tutti per adesso è indicata verso fine maggio.

Contact tracing app immuni

Le caratteristiche pratiche dell’app Immuni

Venendo alle caratteristiche dell’app Immuni, questa sarà composta di due parti:

  1. una dedicata al contact tracing vero e proprio (via Bluetooth) e
  2. l’altra destinata ad ospitare una sorta di “diario clinico” in cui l’utente possa annotare tempo per tempo dati relativi alle proprie condizioni di salute, come la presenza di sintomi compatibili con il virus.

L’applicazione si fonda, come le soluzioni di Singapore, Apple e Google, sulla tecnologia Bluetooth Low Energy (BLE) e mantiene i dati dell’utente sul proprio dispositivo, assegnandogli un ID temporaneo, che varia spesso e viene scambiato tramite Bluetooth con i dispositivi vicini.

Come funziona l’app di tracciamento di contagio per il Covid-19?

Ma come funziona l’app Immuni?

Provo a spiegarlo in maniera semplice attraverso questi 5 punti:

  1. I cellulari conserveranno in memoria i dati di altri cellulari con cui sono entrati in contatto (in forma di codici anonimi crittografati).
  2. Associati a questi codici ci saranno dei metadati (durata dell’”incontro” tra i dispositivi, forza del segnale percepito) che entrano in gioco nella valutazione (valutazione che viene fatta direttamente in locale sul singolo device) del “rischio contagio”.
  3. Quando uno dei soggetti che ha scaricato l’app Immuni  risulta positivo al virus, gli operatori sanitari gli forniranno un codice di autorizzazione con il quale questi può scaricare su un server ministeriale il proprio codice anonimo.
  4. A questo punto i cellulari con l’app immuni installata al loro interno saranno in grado di prendere dal server i codici dei contagiati.
  5. Qualora l’app riconoscesse tra i codici nella propria memoria un codice di un contagiato, avvertirebbe il possessore del cellulare in questione tramite una notifica.

Da notare che la trasmissione dei dati, stando allo standard del progetto PEPP-PT è cifrata e firmata digitalmente per garantire la massima sicurezza e riservatezza in questa fase di “uscita” del dato dallo smartphone del singolo utente.

Le problematiche relative alla privacy quindi non saranno in questa fase quanto piuttosto sono relative al server che conterrà questi dati dato che ancora il Governo non ha fatto sapere (né probabilmente ha deciso) quale sarà questo server anche se probabilmente sarà  un’infrastruttura pubblica italiana.

come funziona Immuni? Rispetto della privacy

La privacy dell’app Immuni: una soluzione in linea con le linee guida Ue

La Commissione europea, nelle proprie linee guida sul contact tracing dell’8 aprile, ha precisato che la scelta tecnologica dell’Unione è quella di utilizzare soluzioni basate su Bluetooth evidenziando come, in questa fase il coordinamento fra i singoli paesi e le autorità europee, sia fondamentale.

L’obiettivo è quello di arrivare ad una soluzione il più possibile omogenea che consentirà, quando sarà il momento, un più rapido ripristino dei movimenti di persone infra-comunitari.

Sul punto non resta quindi che augurarsi che l’Italia segua le indicazioni diffuse il 9 aprile scorso dall’ECDPC (European Centre for Disease Prevention and Control)  che contiene anche una proposta di algoritmo per gestire le segnalazioni di soggetti positivi o potenziali positivi e che lo sviluppo confluisca in un progetto comune europeo.

Per questo è senz’altro positivo che nell’ordinanza firmata dal Commissario Straordinario Arcuri il 16 di aprile vi sia il riferimento al fatto che Bending Spoons (lo sviluppatore dell’app Immuni) è stato scelto anche perché fa parte del menzionato progetto PEPP-PT (Pan-European Privacy-Preserving Proximity Tracing), il che fa ben sperare circa un approccio in linea con le istituzioni europee.

La necessità di una soluzione condivisa in Europa

Per quanto fosse auspicabile che l’Unione Europea sviluppi una soluzione condivisa per il contrasto tecnologico del virus (soluzione che, in prospettiva, avrebbe aiutato ad attuare una più rapida ripresa dei movimenti di persone intra-comunitari) e per quanto una simile condivisione di intenti e strumenti sia stata fatta propria dal Garante Europeo della Protezione dei Dati e dalla Commissione Europea, la “corsa” alla tecnologia per combattere il virus è in ogni caso da accogliere con favore, nella speranza che i singoli paesi dell’U.E. abbiano la lungimiranza necessaria per garantire l’interoperabilità delle soluzioni o almeno l’umiltà necessaria per adeguarsi al progetto più promettente sorto nell’ambito dell’Unione.

Come ha ricordato il Garante Privacy Europeo Wojciech Wiewiorowski, una applicazione europea con una forte sicurezza e che garantisca il rispetto della privacy degli individui è l’unica soluzione percorribile, perché “da grandi database derivano grandi responsabilità” e pensare di affrontarle da soli sarebbe una grave miopia da parte dei governi dell’Unione.

I vantaggi di una soluzione condivisa

I vantaggi di una soluzione condivisa europea sarebbero almeno due.

  1. La possibilità di continuare a tracciare le persone anche oltre-confine, senza cambiare app (interoperabilità delle soluzioni).
  2. La possibilità di condividere dati di funzionamento degli algoritmi e approcci per affinarne l’efficienza.

Perciò non mi resta che auspicare che sia questo il risultato da raggiungere!

 

 

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