Ai primordi del marketing virale alcuni hanno provato a ricondurre l’ideazione di un video virale ad alcuni semplici principi. Basandosi sull’analisi di contenuti che hanno avuto una maggiore diffusione contagiosa, hanno cercato di sintetizzare in questo modo una formula estetica del virale in “sex, pets and absurd!”.
Molti dei contenuti virali presenti in rete sono infatti bizzarri, irriverenti, spesso cinici e politicamente scorretti. Oppure sono infarciti di sesso, trattano tabù, argomenti proibiti o censurati dai media, o ancora affrontano temi di critica politico-sociale. Altri sono teneri, romantici e a base di buoni sentimenti. Soprattutto sono pieni di gattini.
Per questo, secondo alcuni praticoni del virale avvezzi a semplificare e banalizzare le cose, il segreto risiederebbe in una semplice formula di buon senso popolare. “Unire l’utile al dilettevole”, come dice il proverbio.
Basterebbe quindi rendere un contenuto enjoyable o valuable, vale a dire divertente o di utilità pratica o economica, per farlo diventare il prossimo tormentone virale.
Si è così diffusa l’idea che per fare marketing virale sia necessario e sufficiente utilizzare un trattamento divertente, grottesco, da macchietta, spesso palesemente volgare. Nel buio si è toccata la zampa dell’elefante pensando che si trattasse di un grande albero.
Noi crediamo che il segreto della viralità non sia da cercarsi semplicemente nel trattamento estetico-creativo. E’ necessario andare oltre, arrivando a cogliere l’essenza e la pregnanza del messaggio, indagando sulle profonde motivazioni che spingono le persone al famigerato “invio ad un amico”, a scatenare entusiasti articoli sui blog o il passaparola durante il pranzo fra colleghi.
Per diventare dei guru del marketing virale è necessario addentrarsi nelle dinamiche psicologiche e sociali della società interconessa e partecipativa, quella del Popolo della Rete. E purtroppo, dal momento che la complessità della società aumenta invece di diminuire, semplificare non sarà più possibile.
di Mirko Pallera, strategic & creative director | Ninja LAB
Il marketing virale può essere uno strumento davvero potente. Ma come si posso progettare campagne davvero contagiose?
Dare maggiore attenzione ai suggerimenti e alle indicazioni ottenute dalle persone che godono della nostra fiducia è un comportamento naturale. Tale principio è alla base del funzionamento del passaparola.
Buzz is powerful! Ma è davvero possibile misurarlo? Ha senso parlare di ROI per una campagna di passaparola?
Mirko,
sulla base della mia esperienza sul campo non è sempre necessario creare contenuti impattanti perchè spesso nelle conversazioni in rete che ho seguito ci sono domande banali come “dove acquistare un prodotto?” in una certa città ad es. Ovvio che nn si scatena in questo caso un passa-parola da case-history ma si diffondo informazioni utili e pratici.
Comment di alessandra maltoni — 11 febbraio 2010 @ 00:29
Sono d’accordo con te Alessandra, dare un valore in termini di “utilità” alle persone è virale!
Comment di Mirko Pallera — 11 febbraio 2010 @ 00:50